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Alighiero Boetti

Alighiero Boetti nasce a Torino il 16 dicembre 1940.
Esordisce qui nel gennaio del 1967 nell’ambito dell’Arte Povera, affiancandosi contemporaneamente all’arte concettuale. Boetti si forma da autodidatta e si appassiona alla musica e alla matematica. Le due discipline lo accompagneranno costantemente durante il suo sviluppo artistico.

Il valore di un’opera d’arte secondo Boetti è determinato dal concetto che vi sta alla base, il quale è generato dalla mente geniale del suo creatore. Fin dagli esordi sperimenta l’utilizzo di svariate tecniche e materiali e i soggetti rappresentati sono oggetti d’uso quotidiano decontestualizzati e privati dal loro scopo, che vengono riprodotti seguendo i concetti di sdoppiamento, accumulo, dilatazione e ripetizione.

Per esprimere l’idea del doppio inizia a firmare nel ‘72 le sue opere “Alighiero e Boetti“. Nello stesso anno si trasferisce a Roma dove comincia a realizzare un elevatissimo numero di opere indagando svariati aspetti della realtà, dal tempo al linguaggio, dalla geografia alla politica.

Viaggiatore instancabile, nel 1971 scopre l’Afghanistan e lì fonda una Factory di ricamatrici, alla quale affida la realizzazione delle Mappe, dei planisferi colorati, degli arazzi e dei kilim. Per Boetti l’aspetto artistico dell’opera sta nella genialità dell’espressione, mentre il lato pratico può essere realizzato anche da terzi, l’importante è che il risultato sia di qualità e rispecchi perfettamente l’intenzione dell’artista.

 

Inizia quindi a moltiplicare le tipologie di opere la cui esecuzione viene delegata con regole ben precise ad altri soggetti e altre mani, assecondando il principio del ‘la necessità e il caso’. Esempi sono le biro, i ricami di lettere, i Tutto.

Realizza inoltre i lavori postali, giocati sulla permutazione matematica dei francobolli, l’aleatoria avventura del viaggio postale e la segreta bellezza dei fogli contenuti nelle buste.

Un altro settore dell’opera di Boetti, nei primi anni 70, sono gli ‘esercizi’ su carta quadrettata, basati su ritmi musicali e matematici.

Il tempo, il suo scorrere affascinante e ineluttabile, è forse il tema unificante della pluralità tipologica e iconografica di Boetti.

Nel 1980 inizia una collaborazione col quotidiano Il Manifesto, che pubblica ogni giorno un suo disegno a matita; espone nelle mostre più emblematiche della sua generazione, ed è più volte presente alla Biennale di Venezia.

 

Nel 1994 Alighiero Boetti muore a Roma.